+ froci – fascisti (più froci, meno fascisti)

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Stamattina sono andato nella zona dell’Idroscalo di Ostia nel campo, da tempo gestito dalla Lipu, dove c’è il monumento a Pasolini di Mario Rosati (era lì anche lui), una stele che sorge nel luogo esatto in cui fu trovato il cadavere martoriato di Pier Paolo ormai più di 40 anni fa. Ho scritto tante volte su questo luogo (potete trovare diversi miei testi on line). Fino a due o tre giorni fa ai piedi della stele c’erano lettere di legno con cui comporre parole e dediche, c’era un bellissimo minuscolo modellino rosa di scavatrice (riferimento al suo meraviglioso poema Il pianto della scavatrice), c’era un vaso con dei bei fiori gialli, etc. Tutto questo è stato devastato, durante la notte tra mercoledì e giovedì.

Non solo la scultura è stata danneggiata, ma le pietre su cui sono apposte lastre di marmo con incisi alcuni dei versi più belli e tragici di Pasolini, in un ideale percorso, e le lastre di vetro che diffondono luce al suolo riportando i titoli delle sue opere, sono state frantumate e distrutte (alcune, come quella della foto sotto, sono sopravvissute). Questo piccolo parco tappezzato di panchine è chiamato da anni giustamente “giardino letterario” dedicato a Pier Paolo Pasolini. Quello che colpisce di questo atto distruttivo rivendicato da una certa “militia”, ovviamente un branco di fascisti, è che si sono accaniti sulle parole di Pasolini, sui suoi testi, che nessuno di loro avrà certamente mai letto.

Ci si accanisce su delle parole, sulle parole.

Ecco il volto più diretto della vera rottamazione, che è rottamazione del pensiero, della poesia, di un’idea e pratica del tempo, di un ritmo, di uno stile di vita, di un’idea di mondo, etc. etc.

Nelle stesse ore di questa devastazione, coincidenza, moriva l’amico pittore Claudio Bonichi, che viveva e lavorava a Largo Argentina negli stessi spazi in cui un tempo c’era la Casa della Cultura, là dove la salma di Pier Paolo Pasolini fu portata dagli amici per la sua veglia funebre. Ieri la salma di Claudio Bonichi, che pure conobbe Pasolini, era, per amici e famigliari, nello stesso punto in cui si trovava Pasolini 41 anni fa. Come ho scritto altrove, Claudio Bonichi era un un amico e un pittore dotato di una grazia non comune, con cui passavo spesso del tempo negli ultimi dieci anni perché stare con lui era un antidoto all’orrore che trovavo nel mondo di fuori.

Stamattina a Ostia c’erano delle belle persone nel giardino della stele di Pasolini, tutti accomunati dall’indignazione, ma anche dalla voglia di smetterla di sopportare con pigrizia, se non rassegnazione, che in questi anni si parlasse impunemente di rottamazione (questo atto vandalico, ripeto, è puro desiderio fascista di rottamazione), e che poco prima si fosse sdoganato tutto, anche il fascismo dichiarato (che ci ha governato fino a pochi anni, ricordiamocelo).

Questa “militia” ha lasciato questo messaggio, un striscione di cartone con le parole scritte a lettere cubitali, nere e puntute, tutte maiuscole: “Pasolini: ma quale poeta e maestro, frocio e pedofilo, lui era questo!” Frocio. E pedofilo (per loro una cosa vale l’altra).

Qualcosa si farà, certo, qualcosa si sta progettando, per rispondere. Ma la cosa migliore è ripristinare e restaurare tutto, riportare tutto com’era, le belle parole di Pasolini ben leggibili e ben nitide, aggiustare la scultura di Mario Rosati, e perché no, fare qualche reding, usare di più collettivamente questo giardino letterario.

Ma coi fascisti non si deve parlare, nemmeno gridando, nemmeno metaforicamente.

Se proprio si dovesse contrapporre un cartello, o uno slogan, a me ne è venuto in mente uno, lì, stamattina, ispirato a una paradossale scritta sui muri apparsa alcuni giorni su un muro del quartiere Oltretorrente (quello più “popolare”) di Parma (“ – croci + froci”). Scriverei semplicemente questo:

+ froci

– fascisti

(più froci, meno fascisti), certo di non rivolgermi solo contro gli squadristi della “militia”, ma anche a quella parte oscura del Paese, compresi molti membri del governo, che come i franchisti di Spagna hanno sparso veleno e ipocrisia contro ogni “diverso” in occasione della recente legge sulla nuove famiglie, non so come dirlo meglio. Credo che, senza volere, dietro questa battuta, che non è sol una battuta, dietro questo slogan, ci siano forma e sostanza di un vero antifascismo, politico e esistenziale.

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