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Libri e recensioni

 

H.P. L'ultimo autista di Lady Diana

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Beppe Sebaste, H.P. L'ultimo autista di Lady Diana. Einaudi-Stile libero, 2007.

Gli urti della realtà generano percorsi imprevedibili, nell'anima degli scrittori. Beppe Sebaste lo è, uno scrittore. Possiede, cioè, una sensibilità perpetuamente all’erta, è un collezionista di dettagli, un filosofo cui la cultura non fa velo, uno capace di leggere il sotto-testo costante della vita, quel pullulare di storie non raccontate, da raccontare. Se scrive è perché sente la necessità di svelare una trama, invisibile ai più, che l’ha turbato fino a imporgli l'esercizio della letteratura. Gli è successo quando, nel Tunnel de l'Alma, a Parigi, un incidente d'auto opportuno e misterioso ha ucciso Lady Diana d'Inghilterra, Dodi Al Fayed, e il loro autista, il capo dei servizi di sicurezza del Ritz, Henri Paul. La trama, per così dire, esposta, era la tragica fine della principessa - su di lei tutti hanno pianto e commentato. Quella segreta era la fine utile di Henri Paul, anonimo lavoratore al servizio dei potenti, sul cui sangue s'è subito mentito, dicendolo ubriaco per spiegare il disastro e farlo espiare a lui, "capro" perfetto, figlio di gente comune, ammutolito dalla morte. “Scoprii dentro di me una sollecitazione e una simpatia verso la persona di Henri Paul, sola figura interamente, banalmente umana di quella tragedia divenuta gioco mondiale di tarocchi” scrive Sebaste, e la simpatia evolve fino ad una ricostruzione dell’identità dell’altro che diventa identificazione. Il libro racconta, così, due uomini, l’autore e il personaggio, soggetto e oggetto dell'indagine messa in moto dal più letterario di tutti i sentimenti: la compassione.
  Lidia Ravera (presentazione della prima edizione)

 

«Una scrittura in assoluto tra le piú romanzesche che si siano lette negli ultimi tempi» (Enzo Di Mauro, «Alias- il manifesto»).

«Ci sono libri che dopo averti fatto ridere e piangere, pensare e ripensare, ti lasciano, alla fine, col desiderio di citofonare all’autore, per i piú timidi andare a vivere sul suo pianerottolo e incontrarlo ogni tanto» (Concita De Gregorio, «la Repubblica»).

«Un viaggio romantico, allucinato, cristallino come una vetta tibetana, nella biografia di un uomo qualunque, uno che “superfluo come lui non c’era nessuno al mondo”» (Giancarlo De Cataldo, «Il Messaggero»).

«Se si desidera un esempio di supernarrativa contemporanea, profonda, energica, pura dissoluzione dell’io e investigazione della Storia e delle storie, si acquisti il recente straordinario libro di Beppe Sebaste, H. P. L’ultimo autista di Lady Diana» (Giuseppe Genna).

Per approfondire: leggi la recensione di GIUSEPPE GENNA .

Per approfondire: leggi la recensione di GIANCARLO DE CATALDO.

Per approfondire: leggi la recensione di ERMANNO PACCAGNINI.

Periferie

Periferie

Bernelli, Biondillo, Clementi, Lagioia, Montesano, Sebaste; a cura di Stefania Scateni, Periferie. Viaggio ai margini delle città. Laterza, 2006.

Grosso, mostruoso animale assediato e assordato dal traffico, oppure margine arioso della città che si sfilaccia in prati incolti. Lo spazio delle periferie ha raccontato tutte le sue storie in sei taccuini di viaggio e altrettante immagini d'artista.

 

Il pesce scorpione

pesce scorpione

Il pesce-scorpione / Nicolas Bouvier ; a cura di Beppe Sebaste. - Roma, Editori Laterza, 2006.

Uno scrittore si trascina sotto il sole soprannaturale che irradia le giornate tropicali dell’Isola, sospendendone l’esistenza in una lenta ripetizione di gesti e rituali che sembrano annullare lo scorrere del tempo. Solo e sofferente per amore nel cuore dello Sri Lanka, divide la sua stanza d’albergo con una macchina da scrivere malandata, un pesce-scorpione in una boccia di vetro, un serraglio di formiche, termiti e scorpioni che popola le sue ossessive fantasie. Un viaggio di struggente poesia nella psiche e nell’immaginazione. Un indimenticabile libro di culto.

 

Tolbiac

Tolbiac

Beppe Sebaste, Tolbiac. Baldini & Castoldi, Milano, 2002.

Il personaggio che racconta la storia è sulle tracce di un amico che si è improvvisamente dissolto come la polvere di un deserto. Detective dilettante, il narratore rivisita i luoghi cari all'amico e raccoglie le testimonianze di chi lo conosceva. In particolare, ripercorre il "Quaderno rosso" lasciato dallo scomparso: brogliaccio in cui si confondono vita, morte, sesso, illuminazioni, perdite, parole, amore, ritrovamenti, preghiere, risvegli. Il fatto che lo scomparso sia uno scrittore aumenta i giochi letterari, le storie, le ipotesi di cui il libro è disseminato.

 

Non siamo in vendita

Non siamo in vendita

Beppe Sebaste/Stefania Scateni, Non siamo in vendita. Voci contro il regime. Arcana, 2002.

Questo libro raccoglie le testimonianze di intellettuali e scrittori italiani e francesi sulla situazione del nostro paese e gli interrogativi nati attorno allo stato della democrazia dopo l'ascesa al potere del governo Berlusconi. Nell'occasione è stata coniata una nuova definizione la 'democratura cleptocratica' cioè 'dittatura democratica', che trova la sua forza e il suo movente nell'accumulazione e nella difesa delle ricchezze private di pochi. Il volume presenta i contributi originali di: Antonio Tabucchi, Bernardo Bertolucci, Andrea Camilleri, Edoardo Sanguineti, Mario Luzi, Claudio Magris, Tiziano Scarpa, Erri De Luca, Jacqueline Risset, Beppe Sebaste, Enrico Palandri, Gina Lagorio.

 

Lettere & Filosofia: poetica dell'epistolarità

lettere e filosofia

Beppe Sebaste, Lettere & filosofia: poetica dell'epistolarità. Firenze, Alinea, 1998. (In appendice: Benjamin Constant e la posta celere: scrittura e destino nelle lettere a Madame de Charrière)

 

 

 

Porte senza porta: incontri con maestri contemporanei

porte senza porta

Beppe Sebaste, Porte senza porta : incontri con maestri contemporanei. Milano, Feltrinelli, 1997.

Raccolta di incontri-interviste coi maestri contemporanei, maestri di arti e mestieri, e di pensieri.

 

 

 

 

Le passeggiate del sognatore solitario

passeggiate sognatore

Le passeggiate del sognatore solitario / Jean-Jacques Rousseau ; traduzione e cura di Beppe Sebaste. Milano, Feltrinelli, 1996.

"Voglio dire subito che considero questo scritto, più ancora delle Confessions, l'opera più perturbante, più innovativa, più sperimentale e, infine, più gratuita (nel senso della grazia e del dono, se già non sono sinonimi) di Jean-Jacques Rousseau": così esordisce Beppe Sebaste nell'introdurre Le passeggiate del sognatore solitario. Questo libro di ricordi e meditazione, non di finzione, scritto dal filosofo ginevrino negli ultimi anni di vita e pubblicato postumo, è intriso di una sensibilità quasi patologica, estremamente moderna, ed è uno dei primi testi letterari in cui si faccia uso dell'aggettivo "romantico" in relazione al paesaggio, alla natura e al sentimento dell'esistenza. In queste passeggiate l'autore, autoesiliatosi dal mondo nella quiete agreste, si abbandona all'ebbrezza della confessione, della complazione, del sogno a occhi aperti. In fondo a questo itinerario, trova il sollievo dalla sofferenza psichica, l'apertura verso un altro orizzonte. Lascia così un autentico romanzo di "ecologia della mente" che trasforma il disagio del vivere in estasi e il tormentato groviglio delle emozioni in musicalità della prosa.

 

Niente di tutto questo mi appartiene

Beppe Sebaste, Niente di tutto questo mi appartiene. Feltrinelli, 1994.

Un "romanzo d'avventure" in forma di racconti, un visionario catalogo che descrive i molteplici mondi dentro il mondo: le illusioni, il viaggio, l'amore, il lavoro, la merce e la morte, i sogni e i risvegli, le sbronze, la lettura dei gialli... Un inventario di toni e circostanze, dal sentimentale al grottesco, dallo strampalato al devoto, per narrare come comportarsi. "Allora mi venne in mente una cosa. I Maestri parlano a volte con i discepoli seduti a gambe incrociate, svolgendo un insegnamento orale nella forma del mo-ndo, che in giapponese significa semplicemente 'domanda e risposta'. Le parole del Maestro giungono sotto-pelle, da cuore a cuore (o da mente a mente) a tutti, ma ognuno ha l'impressione che siano intimamente rivolte a lui stesso. ( ... ) E io quel giorno pensai questo: che il mondo, lui, è il mo-ndo, e il mo-ndo, a sua volta non è altro che il mondo. Che il mondo là fuori, le voci dei vicini, del cortile, della città vecchia, della televisione, era il mio mo-ndo, e il mo-ndo di ciascuno di noi." I Tre Moschettieri camminano sul lungomare deserto del mattino presto alla pacata ricerca di un caffè, il sole dell'alba dietro le loro spalle. Sembrano far parte di un film in bianco e nero, campo lungo, strada dritta e molto chiara, vestiti di scuro (li vediamo camminare da dietro). Le zanzare del risveglio hanno fatto loro effetto. Hanno un buon portamento, loro lo sanno che le illusioni sono come zanzare, e anche, forse, che le zanzare in fondo non sono altro che le nostre illusioni. Io e il mio amico, laureati in Estetica e con le ali ai piedi, ci imbarchiamo su una nave sotto la pioggia (fragore ovattato del porto, "il mare colore del vino", piano sequenza, poi qualche primo piano dei nostri volti sfatti - "pensa se ci vedesse il prof. A."). C'è sempre tempo per giungere a destinazione, e forse non è vero che laggiù c'è qualcuno che ci aspetta; abbiamo scoperto d'essere affetti da un morbo che si chiama scappamento, exalgia, l'esatto contrario della nostalgia: mal dell'andata, non mal del ritorno. ( ... ) 1 Due Replicanti hanno un tragitto molto frastagliato e ricco di colpi di scena. Non è facile seguire i loro movimenti. Poíché essi abitano il futuro e i mondi possibili, possiamo soltanto prevedere le loro azioni principali. Proprio come i fiumi, che scorrono forse paralleli ma comunicano nel corso della loro esistenza attraverso corsi d'acqua minori, rigagnoli o torrenti, i nostri personaggi non s'incontreranno mai prima di disperdersi, eppure è "impensabile che abbiano potuto esistere ognuno senza l'esistenza dell'altro".

 

Café suisse e altri luoghi di sosta

cafe suisse

Beppe Sebaste, Café Suisse e altri luoghi di sosta. Milano, Feltrinelli, 1992.

Il libro di Beppe Sebaste segue una via diversa da quella dei "nuovi narratori" a cui la stampa ha concesso attenzione in questi anni. Non la costruzione di trame che catturano, non il richiamo immediato a problemi d'attualità, ma la fedeltá al proprio tono e al proprio ritmo. Mi sembra che questo gli basti per riuscire a vedere qualcosa al di là delle parole. La scrittura è anche un modo di vivere, come la musica, l'ascolto delle parole e dei loro ritmi, che richiede ad ognuno il tempo e la capacità di placare le stimolazioni più imperiose dell'esteriorità. Proprio perché il libro di Sebaste non è un progetto a freddo, ma un modo di vivere in compagnia della scrittura, richiede una lettura che non corra avanti in cerca di spicciative rivelazioni, ma che riesca a raccogliersi nel presente assoluto delle parole che ascoltiamo per il loro tono e i loro ritmi. Una lettura fatta di momenti di calma. Il libro di Sebaste parla ininterrottamente del mondo che ci sta attorno, nei suoi aspetti più sensibili, meno astratti, attraverso l'ascolto e la visione. Sono tanti numerini d'un composito cabaret, che valgono come luoghi di sosta effettivi, cioè luoghi dove fermarsi sospesi nell'abbandono del momento. L'esigenza del libro di Sebaste è questa, che sia possibile trovare lo stato sospeso della visione nello scorrere della vita. In questo senso il suo tema di fondo ci riguarda tutti da vicino. E' la possibilità di abitare il mondo in cui viviamo senza sentirci in esilio, nel grande prodigio della sua (del mondo) esistenza.

Gianni Celati

 

Per approfondire: la recensione di ALFREDO GIULIANI.

 

L'ultimo buco nell'acqua

ultimo buco nell acqua

Giorgio Messori/Beppe Sebaste, L'ultimo buco nell'acqua . Aelia Laelia Edizioni, Reggio Emilia, 1983.

È una raccolta di storie o prose brevi, scritte tra il '77 e l'81 dai due autori, e pubblicate ora senza distinzione di paternità. Quello che piace di questo libretto, lo si può dire subito succintamente, è la sistematica e delicatissima conversione di una scrittura tragica in qualche cosa di buffo. E per dar ragione più convincentemente della nostra simpatia (e del giudizio), descriviamo, come passaggi successivi, quello che ci sembra il movimento ideale e costante di queste prose.
Gli esordi cominciano sempre con una semplicità disarmante...

 

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