Una fotografia (e Rossella Or)

Per chi sta a Roma, oggi su la Repubblica, per la serie “Donne di Roma”, c’è il mio racconto, e una bella immagine di Elisabetta Benassi. Ma quello che mi ha emozionato poco fa è l’avere scoperto per caso questa fotografia di Salvatore Piermarini, che riproduco. Non sapevo minimamente ricordarmi dove diavolo fosse stata scattata, poi il fotografo, contattato, mi ha detto: Bomarzo, 1997, durante una rassegna di arte e poesia dal titolo “Contaminazioni”. La didascalia nel suo album dice: “actress and writer”. Lui sono io, e sono sostanzialmente uguale ad allora (tranne i capelli, ora chiazzati di grigio), lei è Rossella Or, celebre attrice delle avanguardie teatrali romane (su di lei ho scritto qui). Siamo stati molto vicini, per un certo periodo. Quello che mi commuove, quasi mi turba, è la sostanza senza tempo dell’immagine, e delle persone fotografate. Lo so, è banale dirlo. So che sono io, so che io, o meglio lui – e lei – mentre lo guardiamo potrebbe essere morto, potrebbero essere morti, anzi sono già morti, e qualcun altro, forse, continua al loro posto.